Editoriale di Luglio
2010
Anche quest’anno la festa del Santo Fondatore
è alle porte e ci vedrà uniti a far festa
in sua memoria. Una festa che merita di essere tale, solo
se essa non è solo il ricordo di un grande uomo
del passato, ma l’accoglienza dinamica in noi del
suo spirito e della sua missione.
Io riprenderei la vocazione propria di Antonio Maria ad
essere medico, cioè a farsi carico dei dolori e
fragilità altrui e a trovare guarigione per esse.
Una vocazione che si esprime non tanto nella sua azione
professionale a seguito della sua laurea in medicina, ma
soprattutto anella sua seconda vocazione, dove lui, come
riformatore, desidera essere “medico”,
assumendo responsabilmente le fragilità della
Chiesa del suo tempo, per condurla alla guarigione,
“guadagnando” fratelli a Cristo, a partire
dalla riforma si sé.
Dal nostro Medico riformatore, vogliamo essere educati a
guardare alla nostra Chiesa, oggi come allora, piagata
dal peccato, ma sicuramente sempre capace di risorgere,
grazie a quanti non si scoraggiano e si perdono nel
giudizio, ma si rimboccano le maniche per un rinnovamento
spirituale degno di chi ha abbracciato il Vangelo in
tutta la sua forza e verità.
E’ San Paolo, il grande annunciatore del Vangelo di
Cristo, con tutta la sua grinta e la sua determinazione,
ad aver spinto S. Antonio M. Zaccaria a credere nella
potenza della Parola e della testimonianza, assumendo
nella sua esistenza la misura dell’amore di Cristo
Crocifisso, che non è venuto per condannare, ma
per dare la sua vita per i nostri peccati e trasformare
la nostra infedeltà con la sua fedeltà. Il
Crocifisso, che S. Antonio M. ci addita continuamente
è la garanzia del nostro vivere con Cristo, nella
Chiesa nonostante la presenza del peccato, poiché
il esso ci presenta l’amore fedele di Dio anche
nella nostra infedeltà.
Di fronte ad attacchi che colpiscono la nostra Chiesa dal
suo stesso interno e spesso proprio da coloro che
dovrebbero essere pastori del popolo, noi con S. Antonio
M., vogliamo fare nostra la logica della Croce e
lasciarci crocifiggere con Cristo, radicalizzando la
nostra fedeltà a Lui e purificando la nostra
testimonianza di Chiesa.
L’anima riformatrice del nostro Fondatore ci renda
capaci di continuare la sua missione.
Buona festa a tutti voi.
P. Giovanni M. Nitti
Editoriale di Maggio
2010
Carissimi amici, oggi è una data importante
per tutti noi e non posso permettere che passi in
silenzio. Infatti ricorre l'anniversario della
canonizzazione del nostro fondatore S. Antonio M.
Zaccaria: il 27 maggio 1987, papa Leone XIII riconosceva
la santità del nostro Padre e la proponeva a
intercessione e modello per tutta la Chiesa.
Ringraziamo quindi Dio per il dono di un così
grande Padre, che continuamente ci insegna ad amare Dio e
il prossimo nella generosità senza calcolo propria
dei "matti" di Dio, vincendo quotidianamente la
tiepidezza , con il fervore che accresciamo dalla
contemplazione del Crocifisso e dalla frequenza e
adorazione dell'Eucarestia.
E' una bella coincidenza o un provvidenziale segno che il
nostro fondatore, oltre che portare il secondo nome di
Maria, sia anche stato canonizzato alla fine del mese di
maggio, nel quale la Chiesa rinnova e manifesta il suo
amore per la sua Madre.
La nostra tradizione di famiglia ci trasmette che S.
Antonio M. fu educato ad una profonda pietà e
amore verso la Madonna, da sua madre Antonietta
Pescaroli, fin da bambino. Nei suoi Scritti il Fondatore
parla della Madonna nel Sermone VI e dice: "… per
mezzo dell'uomo, cioè della Madre Vergine intatta,
la nostra Madonna, la Vergine Maria, Dio volle liberare
il mondo".
Sono poche parole su Maria, ma la sua insistenza fa
risaltare un accento forte su di Lei, sia per la sua
centralità nella opera di salvezza, sia per la
carica affettiva che viene espressa. Notiamo infatti come
per tre volte egli ripete il riferimento a Lei,
presentandone la verginità intatta, la
maternità e fra le due inserisce "la nostra
Madonna", cioè un riferimento all'amore suo e dei
suoi per Maria.
"La nostra Madonna" ci dice S. Antonio M. Zaccaria;
sì, la nostra, perché Gesù ce l'ha
data. Gesù stesso l'ha riconosciuta come nostra e
l'invito del nostro Fondatore è a riconoscerci,
quindi, come suoi. L'invito a maturare con Lei una
relazione intima di affetto e di confidenza di vita che
ci fa sentire in comune appartenenza.
Lei è la nostra Donna, perché è un
essere umano e ci appartiene per natura: è donna,
come le nostre sorelle, le nostre mamme. Lei è
nostra, perché Vergine intatta per l'amore
esclusivo per Dio, che supplisce all'incostanza del
nostro amore. Lei è nostra, perché ci
è Madre e quello di madre è un legame di
interiore appartenenza che neppure la morte può
interrompere. La nostra Madonna!
S. Antonio M. Zaccaria ci aiuti ad amare Cristo e amare
Maria come Cristo amava sua Madre; ci faccia sentire
profondamente che Lei è nostra e che noi siamo
suoi e ci dia la gioia di appartenere a Lei.
Vi saluto e vi benedico.
P. Giovanni M. Nitti
Editoriale di aprile
2010
Carissimi amici, Cristo è davvero risorto! In
questo annuncio ha fondamento ogni gioia genuina e
duratura, che non si identifica con i fugaci entusiasmi
con cui cerchiamo di vincere la nostra routine.
Il Vangelo ci racconta che il sepolcro del Signore fu
chiuso da un'enorme masso, segno della fine di ogni
storia secondo la logica e l'esperienza umana. Il masso
sul sepolcro indica la rassegnazione e la fine della
speranza.
Dopo aver chiuso il sepolcro, sempre il vangelo ci
riferisce di due discepoli, che se ne tornano alle loro
case, ad Emmaus. La loro risposta a Gesù, che si
fa loro compagno di viaggio, senza farsi riconoscere,
è fatta di parole tristi, che parlano di una
speranza che ormai appartiene al passato: "Noi
speravamo…!!!". Il masso ha ormai chiuso quel
sepolcro, ha seppellito la speranza, ci si rassegna alla
sconfitta.
Non per tutti i discepoli, però, è
così! Ci sono le "donne" di Gesù che hanno
ancora qualcosa da fare per Lui. Devono rendere gli onori
dovuti al corpo della Persona amata: devono cospargerlo
di aromi. Andando al sepolcro hanno una domanda che le
assale: "Chi ci rotolerà via la pietra?". Sanno
bene che non hanno né la forza, né il
consenso, né aiuto per rotolare quel masso
pesante. Tuttavia, vanno al sepolcro! L'amore per Cristo
non le fa stare quiete: devono rendere a Gesù il
loro ultimo tributo di amore e per questo non si
fermano… ma la pietra è un ostacolo che le
separa irrimediabilmente dal Corpo del Signore.
Tuttavia, non vanno via come i discepoli di Emmaus.
Sfidano il procedere della logica e si muovono su
indicazione dell'amore.
Soltanto grazie a questa forza, che le spinge a "sperare
contro ogni speranza", come Abramo, padre nella fede,
vedranno il masso rotolato via e l'ingresso aperto per
entrare nel sepolcro e lì, in quel luogo di morte,
ricevere l'annuncio della risurrezione.
Coraggio, amici! So bene che nella vita di ognuno di noi
ci sono massi che appesantiscono la speranza, ma la
Pasqua ci insegna che non c'è masso che per quanto
pesante possa impedirci di realizzare il cammino della
nostra speranza nella volontà di Dio; non
c'è masso, per quanto pesante, che possa resistere
alla potenza della resurrezione di Cristo! Procediamo
secondo la fede, scommettiamo sulla Parola di Dio e
sperimenteremo la Pasqua, ciè la potenza della sua
risurrezione nella nostra vita.
Deponiamo l'irresoluzione e la tiepidezza, direbbe SAMZ,
e corriamo come matti, cioè come chi spera contro
ogni speranza.
Buona Pasqua a tutti!!!
P. Giovanni M. Nitti
Editoriale di gennaio
2010
Carissimi amici,
torno a scrivere il mio editoriale su questo sito, in
occasione del suo rinnovamento. Abbiamo ritenuto infatti
di dare un compagine più snella e pratica del
nostri sito, che resta un mezzo per tenerci in contatto e
per farci conoscere.
E' bello rinnovarsi! Anzi, direi di più, è
doveroso rinnovarsi! Il mio augurio è che il
rinnovo esteriore del sito voglia essere il segno di un
rinnovamento più profondo della nostra
realtà MGZ. Forse sono necessari volti nuovi e
strutture più semplici e abbordabili. Infatti,
prima del rinnovamento del nostro sito è stato
preceduto dalla approvazione dell'edizione definitiva
dello Statuto, che alla luce dell'esperienza è
stato snellito nella forma e essenzializzato nei
contenuti.
Dopotutto il "rinnovamento" dovrebbe essere la nostra
specializzazione, visto che S, Antonio M. Zaccaria ci ha
pensati per la Riforma e il rinnovamento del fervore
cristiano. Noi siamo chiamati a non arrenderci mai di
fronte a nulla, ma impegnarci perché tutto
ciò che viene da Dio sia rinnovato nella sua
luce.
Siamo ormai alla festa della Conversione di S. Paolo,
festa di famiglia.
Fondamentale è stato per S. Paolo il giorno
dell'incontro con Cristo, che gli ha stravolto la vita,
ma lo stesso Paolo non si è mai chiuso ad un
continuo rinnovamento, perché lui stesso ha detto:
"Non che sia già arrivato alla perfezione; ma
proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò
per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesù.
Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato;
ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno
dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti,
corro verso la mèta per ottenere il premio della
celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù".
(Filippesi 3:12-14).
Corriamo insieme nella corsa e superiamo ogni
stanchezza.
Un abbraccio nel Signore.
P. Giovanni M. Nitti.